La Sindrome di Barth non è u contagiosa ma è una malattia genetica ereditaria, legata al cromosoma X.
La malattia si chiama così dal dr. Peter Barth, un neurologo olandese che per primo la descrisse nel 1983 come una tipica malattia genetica che colpisce solo i bambini maschi. La BTHS può presentarsi in più bambini della stessa famiglia, anche in diverse generazioni e viene sempre trasmessa dalle donne, che non sono mai affette, ai figli maschi. La malattia è causata da mutazioni nel gene TAZ.

 Il gene TAZ

Il gene TAZ è stato identificato da un gruppo di ricercatori in Italia nel 1994 ed è localizzato su una struttura particolare, il “cromosoma X”.

Le femmine posseggono due cromosomi X, pertanto se il gene TAZ su uno dei due cromosomi non funziona perché è mutato, c’è l’altra copia della X che è sufficiente per la funzione. Le donne quindi non si ammalano, ma possono trasmettere il cromosoma X con la copia mutata ai figli.

I maschi hanno solo un cromosoma X e quindi, se ereditano dalla madre quello con la mutazione, non hanno un'altra copia che può svolgere la funzione del gene TAZ, pertanto presenteranno la malattia. 

Il gene TAZ e le tafazzine

Il gene TAZ è stato identificato nel laboratorio della dott. Toniolo a Pavia, dopo un lavoro di ricerca complicato dalla struttura del gene che non è stata di facile identificazione.

A quel tempo era molto popolare un personaggio televisivo impersonato in TV da Giacomo Poretti, del trio Aldo, Giovanni e Giacomo. Nel laboratorio il personaggio Tafazzi era diventato il simbolo delle frustrazioni (frequenti) e delle difficoltà (molte), divenendo quindi una sorta di mascotte della ricerca, in particolare del gene della Sindrome di Barth.
Quando il gene è stato finalmente identificato e si è visto che si trattava di un gene completamente nuovo, non è stato possibile non associarlo al nome di Tafazzi.

Test di laboratorio per la conferma diagnostica della Sindrome di Barth

La diagnosi della BTHS è complessa: i test per la conferma diagnostica sono il dosaggio biochimico della cardiolipina e l’analisi genetico-molecolare del gene TAZ, che vengono eseguiti presso centri specializzati.
Il ritrovamento di livelli molto bassi di tetralinoleoyl-cardiolipina in piastrine, cellule in coltura, o nel tessuto muscolare rappresenta un test suggestivo di sindrome di Barth, ma il test decisivo per la conferma del sospetto diagnostico di BTHS è rappresentato dall’identificazione di una mutazione a carico del gene TAZ che comprometta chiaramente la funzione del gene stesso.

  1. Test della cardiolipina
    La cardiolipina è un lipide che viene misurato su spot di sangue in carta bibula o su piastrine isolate da sangue intero o su cellule coltivate (ad es. linfoblasti e fibroblasti) e che risulta carente nei pazienti con la BTHS. Tale test è eseguito soltanto in pochi centri specializzati. Ad oggi, vi è un solo laboratorio in Europa, nei Paesi Bassi, approvato per eseguire questo test a scopo diagnostico: link.
  2. Test genetico
    Il test genetico consiste nella ricerca di mutazioni nel gene TAZ, che codifica la proteina tafazzina la cui mancanza causa la sindrome: le mutazioni vengono ricercate mediante sequenziamento del DNA del paziente. Dal sangue intero o da altri campioni biologici (es. frammento bioptico di tessuto o cellule in coltura) viene inizialmente estratto il DNA del paziente e mediante l’applicazione di una serie di tecniche di biologia molecolare è possibile indagare direttamente la sequenza del gene TAZ del paziente per ricercare eventuali mutazioni. Ad oggi, il test genetico-molecolare costituisce l’indagine di laboratorio necessaria per la conferma diagnostica della BTHS ma può richiedere tempi abbastanza lunghi.
  3. In Italia il test genetico viene eseguito presso il Laboratorio di Diagnostica delle Malattie del Sistema Nervoso e del Metabolismo dell’Azienda Ospedaliera-Universitaria Meyer

Ambedue questi test non sono rapidi ed il loro completamento può richiedere tempi abbastanza lunghi, pertanto quando un  bambino ha sintomi che suggeriscono che sia affetto da BTHS, esistono altri esami che possono essere eseguiti in prima istanza per aiutare in ambito clinico a rafforzare il sospetto diagnostico di BTHS: questi esami sono il dosaggio dell’acido 3-metilglutaconico urinario, l’esame emocrocitometrico con formula leucocitaria e l’ecocardiogramma. Link alle descrizione  nella parte per  i medici.